
Forse non avete mai sentito parlare del “pastore biellese”. La cosa incredibile, è che se andate in quel di Biella, è pieno di pastori del biellese.
In questa classe emergono alcuni degli elementi che per me sono fondamentali nelle classi, e che si ritrovano in ogni classe GT: il senso di sicurezza, associato a uno spazio (il recinto sicuro), e alla presenza non solo fisica ma sociale, emotiva, empatica, del proprietario.
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Ci sono quei giovedì in cui il cielo è grigio, soffia un vento gelido, e promette pioggia. In quei giovedì, io parto da casa e penso che non verrà nessuno, ai Laghi. E invece no.
Laura deve ripartire prima di pranzo, così la classe successiva è dedicata al suo secondo cane, il bearded collie di due anni Grisù. Sfoglio l’elenco, e scelgo un cane che non ho ancora mai incontrato: Argo.
Leggi tutto: Fotoromanzo: Grisù, Argo e Gipsy (storia di una valutazione)

Di recente su Facebook ho condiviso un file dedicato alle foto con bambini. Il testo, in inglese, spiegava come quelle non fossero foto carine di bambini carini con cani carini. Erano foto di cani preoccupati, spaventati, e bambini inconsapevoli. Foto di situazioni potenzialmente pericolose.
I cani sono più di animali domestici: sono nostri compagni di vita. La loro storia è la nostra storia, come è stato raccontato anche da scrittori del calibro di Jack London, Thomas Mann... La nostra storia questa volta ha come protagonisti Liviana e un meticcio di australian shepherd nato sordo e cieco, Morgan.
Com'è nata la scelta di adottare un pit bull "Ex-combattente"?
L'idea di adottare un ex combattente è nata conoscendone uno, cioè Wolly, adottato dalla ragazza di un amico. Lei è la persona che per prima ci ha parlato di questi cani e del progetto, poi, appena ho visto Zeb ho capito di esser stata scelta e che avrebbe vissuto con noi, fosse stato anche sputato fuori dall'inferno stesso.

Questa definizione è stata utile molti anni fa per tracciare una linea di separazione dai metodi basati sulla coercizione. Gentile si riferisce infatti all’assenza di strumenti quali il collare a strangolo, e di procedimenti quali la strattonata, la “correzione”, l’inibizione e in generale tutto ciò che può causare paura e dolore al cane.
Metodo gentile è una definizione derivata dal primo libro pubblicato in Italia sull’educazione del cane senza coercizione. Il titolo è: “Guida pratica all’educazione gentile del cane” (Calderini). L’ho scritto nel 1998, ed è stato pubblicato per la prima volta nel 2000. Per fortuna è fuori stampa perché a distanza di 14 anni è ovviamente un testo datato.

Diversi anni fa, durante un seminario, un giovane (grosso) maschio di Leonberger è sdraiato e mi fissa. Ha la pupilla dilatata, è teso, preoccupato. Lo guardo. La reazione diventa più intensa, ma non distolgo lo sguardo.
La proprietaria afferra il guinzaglio e mi fissa, incapace di capire quello che sto facendo. Perché non distogli lo sguardo? Mi chiede.
Già, perché non interrompo il contatto visivo, come fanno tutti? Chiunque si trovi davanti un cane impaurito o minaccioso evita di guardare. Io no. Io guardo il cane.
