Un allevatore di pit bull si presenta, si siede davanti a me, e afferma “Chi dichiara di poter recuperare un pit bull ex- combattente racconta balle. E’ impossibile recuperarli”.
Più o meno la stessa argomentazione l’ho sentita a Budapest, al Canine Science Forum, dopo la mia presentazione sul progetto (”Quei cani sarebbero tutti da uccidere”).
Livorno, conferenza su “Il cane aggressivo chiede aiuto”. Grazie all’amica Francesca Papi, inizio una discussione su “rinforzare l’aggressività”, o “rinforzare la paura”.
Argomenti che si possono leggere in molti libri sui cani (di certo non sui miei...). Principio tramandato da istruttori, esperti, veterinari comportamentisti.
Principio a cui io non credo.
Grisou, il mio border collie, è intollerante verso gli altri cani. Con un lungo lavoro sulle sue competenze emotive, oggi è in grado di sopportare la vista, la presenza e persino il contatto di alcuni cani.
Arj, la mia femmina di pastore tedesco, è ancora più democratica: reagisce a cani e persone.
Internet ha il grande vantaggio di rendere accessibili fatti e idee, ma il prezzo per questa accessibilità è un costante rischio di inciampare in cattive informazioni. E’ il caso del recupero comportamentale di cani aggressivi, o comunque problematici.
L’informazione divulgata è: con certi cani è necessario ricorrere anche alla forza (o peggio, alla violenza), per poterli recuperare (e “salvare”), l’alternativa è l’uso di psicofarmaci. I metodi cosiddetti gentili sono destinati a fallire.
