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addestramento del cane video

Il progetto ENPA Ex-combattenti

Nel 2004 l’Enpa mi ha affidato il progetto Ex combattenti: la riabilitazione di un gruppo di pit bull sequestrati al mondo dei combattimenti clandestini. Quando si parla di pit bull ex combattenti, l’attenzione si concentra sempre sull’aggressività verso i cani, dimenticando che questi cani hanno subito deprivazioni e abusi che li hanno segnati e tradito la loro fiducia nell’uomo. Zeb era uno dei casi più gravi, e manifestava i sintomi dell’impotenza appresa: una forte paura e inibizione verso l’uomo. Quando eravamo insieme, Zeb rifiutava i bocconi, e manifestava segni di forte stress. Ci sono voluti mesi per recuperare la sua fiducia, e migliorare il suo benessere. Questo è il primo obiettivo nella riabilitazione: il benessere emotivo dei cani, la loro capacità di relazionarsi con l’uomo, la fiducia, la comunicazione. A volte i progressi sono stati frutto di piccole intuizioni. Dopo settimane di inutili tentativi, Zeb ancora rifiutava il cibo, ho chiesto agli operatori come si comportava al momento del pasto: “Mangia volentieri il cibo nella ciotola?”, “E’ famelico!”. Così ho preso la sua ciotola, e ho provato a mettere nella ciotola i bocconi, invece di darglieli dalla mano o a terra. Bingo! Zeb ha cominciato a mangiare in nostra presenza, ed è stato il primo passo verso una nuova vita.

Sara e Zeb

Com'è nata la scelta di adottare un pit bull "Ex-combattente"?

L'idea di adottare un ex combattente è nata conoscendone uno, cioè Wolly, adottato dalla ragazza di un amico. Lei è la persona che per prima ci ha parlato di questi cani e del progetto, poi, appena ho visto Zeb ho capito di esser stata scelta e che avrebbe vissuto con noi, fosse stato anche sputato fuori dall'inferno stesso.

Puoi raccontarci la vita di Zeb?

So che non si deve iniziare a scavare se non si è disposti a conoscere anche verità che fanno male, ma ho iniziato a cercare di comprendere come potesse aver vissuto prima di arrivare in canile. Senza darci al sensazionalismo, posso dire che ho pianto come mai prima e che il canile era un gran salto di qualità. Quando l'ho portato a casa, ho promesso che nulla e nessuno gli avrebbero mai più fatto del male. Non è stato sempre tutto facile, ma è bello vederlo dormire e sentirlo russare anche se in passeggiata ha spesso paura del nulla, se a casa fissa il vuoto e si nasconde per mangiare. Tutto e' ripagato da un bacio, da una testata come ci diamo "noi molossi" per dirci che ci vogliamo bene.

Tornando indietro, lo rifaresti?

Tornassi indietro lo rifarei mille e mille volte. Zeb e' la parte migliore di me. Io non ho salvato nessuno, ma lui ha salvato me insegnandomi valori nuovi, quei valori puri che solo i cani conoscono e portano con sé fino all'ultimo respiro.

Cosa consigli a chi vuole adottare un cane in canile?

A chi vuole adottare un cane al canile dico che l'amore non basta. E' la lezione che ho imparato con Zeb: bisogna imparare, studiare e farsi aiutare perché non sono un quaderno nuovo ed intonso ma uno le cui pagine scritte sono state strappate e gettate via. Non sapremo forse mai perché ha determinate paure o comportamenti ma dobbiamo accettarli e imparare a gestirli. Quando apriamo una gabbia, e' fino all'ultimo battito del suo cuore e questo va tenuto ben presente perché saremmo macellai di anime se richiudessimo un cane nuovamente nella sua gabbia.

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