Mi chiede il contatto (fatico a definirla amicizia) su facebook un istruttore straniero. Ci scambiamo qualche post, sulle rispettive esperienze cinofile. Dopo un paio di mesi pubblica un video del suo nuovo cucciolo di malinois, di tre mesi. La didascalia descrive il video come una impostazione del lavoro di autocontrollo.
Il cucciolo gioca con un salamotto, afferra, gioca a tira e molla, lascia, e non appena lascia o perde la presa, l’istruttore solleva in alto il salamotto. Il cucciolo prima salta e vocalizza, in frustrazione, infine si siede. Il gioco ricomincia.
Stesso video, ma questa volta cucciolo e proprietario sono davanti a una porta chiusa. La porta viene aperta di pochi centimetri, il cucciolo si lancia in avanti. Il proprietario chiude la porta. Il cucciolo prova a andare verso la porta, tornare indietro, guardare il proprietario, infine si siede. La porta si apre, e il cucciolo esce.
Io guardo il video, e il mio primo pensiero è che non ha senso, dal mio punto di vista, chiedere a un cucciolo di sedersi prima di giocare o di uscire da una porta. C’è una generale tendenza a iniziare prestissimo con un addestramento finalizzato allo sport, una corsa contro il tempo che non rispetta i bisogni e i limiti legati all’età.
Un cucciolo può imparare a sedersi per poter giocare, certo. E’ necessario? E’ utile? Soprattutto, fa davvero bene al cane? Senza contare che un cane che si siede ogni tre per due, è un controsenso nell’apprendimento e nello sport, dove sono richieste ben altre competenze che una postura passiva e la rinuncia.
E questo è il secondo pensiero. Da qualche parte ci si è convinti che “autocontrollo” implichi un cane fermo, meglio se seduto o sdraiato, davanti a uno stimolo. Tengo la ciotola in mano e aspetto che il cane si sieda; faccio finta di posarla, se il cane si alza, la sollevo. Se non rimani seduto, non mangi. A che serve? Serve a sviluppare autocontrollo, mi rispondono.

Ora, io mi rendo conto che l’estetica non aiuta. Un cane che è seduto, o sdraiato, o non reagisce a uno stimolo, a noi sembra si stia controllando. Se non vediamo niente che lo costringa, materialmente o psicologicamente, a rimanere fermo, ci viene naturale parlare di autocontrollo. Se nessuno lo costringe, è una sua scelta, no?
No.
Brick vede una minilepre nel parcheggio. Si congela. Rimane perfettamente immobile a fissarla, con le orecchie puntate come un radar. Con estrema lentezza, muove un passo in avanti. Due. Avanza senza fare rumore. La minilepre è ferma, vicino al canneto. Brick deve scegliere in quale momento smettere di avanzare, e lanciarsi in avanti. La minilepre deve decidere per quanto lasciare che Brick avanzi, prima di correre verso la tana. Per Brick ogni centimetro guadagnato è una possibilità in più di avere successo nell’inseguimento finale. Brick scatta, la minilepre scatta. La minilepre sparisce nella tana, Brick non perde tempo a cercarla, e torna sorridente verso di me.
Ecco, questo è autocontrollo. Niente e nessuno ha costretto Brick a fermarsi, a controllare ogni proprio movimento nell’avvicinamento. Nessuno ha neppure costretto Brick a rinunciare alla caccia e tornare da me. Ogni sua azione è il risultato della capacità mentale di controllare la risposta emotiva alla vista della preda, e di conseguenza di esibire controllo anche sulla risposta fisica. Nell’autocontrollo, non esistono barriere, non esistono pressioni, non esistono conseguenze negative se il cane “sbaglia”, se reagisce allo stimolo. Al peggio, scappa la minilepre, ma non c’è alcun intervento da parte di terzi.

Per questo motivo, io parlo piuttosto di autocontrollo appreso, quando lavoro alle competenze emotive e mentali di un cane.
Nell’autocontrollo appreso, io posso controllare il cane o controllare lo stimolo/la risorsa. Quindi, nel caso del video del cucciolo, è solo una questione di definizioni?
Immaginate la scena. Il cucciolo gioca, lascia il salamotto, l’istruttore solleva il salamotto oltre la portata del cucciolo. Il cucciolo, rassegnato, si siede. Non c’è alcuna traccia di autocontrollo, perché il cucciolo non è mai nelle condizioni di scegliere. Non sta scegliendo se prendere il salamotto o sedersi. Il giocattolo è fuori portata. L’autocontrollo appreso è una scelta del cane: comportamento appreso vs. reazione allo stimolo. Nel caso del cucciolo, non c’è scelta, se il cucciolo vuole ricominciare a giocare, o vuole uscire dalla porta, non può fare altro che sedersi.
Quando un procedimento, o un comportamento, vengono dichiarati “di autocontrollo”, chiedetevi sempre se qualcuno non sta piuttosto esercitando del controllo, sul cane o sul rinforzo.
Il controllo può essere evidente, in quel video lo era. Ma può essere anche associato a inibizione sociale, o a precedenti esperienze sulle conseguenze negative di una risposta allo stimolo. In altre parole, ci può essere qualcuno che ha dichiarato al cane che non può alzarsi, non può reagire allo stimolo, e il cane ha ben chiaro che trasgredire alla volontà della persona porta a conseguenze negative. Chiedetevi se, togliendo ogni pressione e ogni controllo su cane e risorsa, il cane sceglierebbe ancora quel comportamento (appreso), o se non cercherebbe di andarsi a prendere la pallina, il cibo, il salamotto o quel che è.

Se il comportamento viene mantenuto solo attraverso strumenti (guinzaglio), con pressioni sociali, o controllando lo stimolo, è scorretto parlare di AUTOcontrollo. Quello è controllo, niente di diverso.
Ho lavorato agli autocontrolli per due anni, per capirne meglio il meccanismo. Entro la fine dell’anno pubblicheremo il risultato di questo studio. Quello che posso anticipare, è che un elemento fondamentale degli autocontrolli è la scelta, l’altro è la fiducia. L’autocontrollo inizia quando il cane è veramente libero di scegliere, e nella nostra mente, prima ancora che nelle nostre azioni, non c’è alcuna pressione, alcun controllo.
"Autocontrollo" L'opera nasce per dare ai proprietari e ai cani degli strumenti di relazione e di comunicazione nei contesti in cui ci sentiamo più impotenti, quando il cane prova l’irrefrenabile impulso di puntare, inseguire e catturare qualcosa (o qualcuno!).
8 Settembre 2015
Testo di Alexa Capra
Fotografie di Daniele Robotti
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Autocontrollo