Scrivo che i cani hanno voce, hanno il diritto di dire, e chiedere.
Racconto che Sonne entra nel bosco e non torna subito al mio richiamo. Apriti cielo.
Il cane deve tornare immediatamente al richiamo!
Il richiamo salva la vita al cane!
Posto che io sta gente che ha un richiamo al 100% in ogni momento e ogni contesto vorrei davvero vederla, ma per me è esattamente il contrario.
Per me sapere che un mio cane non è e non sarà perfetto in ogni momento e ogni contesto significa scegliere quanta libertà dargli, e dargli tanta più libertà tanto più mi fido del mio cane. Posso fidarmi del mio cane nel sapere che è in grado da solo di gestire quel contesto.
Sonne sta libera ai Laghi in mezzo a decine di persone e cani. Non perché se la chiamo torna, perché non ho proprio bisogno di chiamarla. Se vedo che è in difficoltà con un cane, le dico che può allontanarsi e venire da me. Ma alla fine la scelta se venire da me o restare nella situazione è sua.
Brick, la mia amata staffy, ha vissuto 14 anni libera, ha imparato a gestire quella libertà perché è stata libera. Chiunque l’ha incontrata la ricorda senza guinzaglio e senza collare.
Posso fidarmi che il mio cane verrà da me quando lo chiamo?
Arj è il tipo di cane che gira sul posto e corre da me appena io uso il suo nome. Questo per me non significa in nessun modo che io posso lasciarla libera ovunque e gestirla attraverso il richiamo. Arj sarà libera dove so che è in grado di gestire quella libertà. E’ conoscere il cane, che salva la vita al cane, non un richiamo.
Cosa insegna ai suoi allievi?
A pensarci, sono vent’anni che non insegno a un cane “il richiamo”.
E dire che ho gareggiato in Mondioring, IPO, Obedience.
E dire che per me il richiamo è una parte importante della vita con i miei cani. Se io chiamo un mio cane, mi aspetto che venga da me. Mi aspetto che venga sempre e immediatamente? No.
Tolti quelli che sono disposti a annientare la volontà del cane pur di dimostrare quanto sono potenti (e per me quel risultato vale meno di zero), qualunque persona normale che vive una relazione affettiva con il proprio cane sa benissimo che un cane è un individuo con una personalità, emozioni e motivazioni proprie.
Un cane che non ha paura delle conseguenze, può sempre scegliere di fare qualcosa che non è quello che vogliamo noi.
E’ pieno il mondo di cani che corrono verso altri cani, dietro ai caprioli, che scappano da qualcosa che li spaventa, o semplicemente fanno quello che vogliono fare anche se il proprietario li sta chiamando. E’ pieno il mondo di proprietari che usano cibo, palline, che si nascondono, corrono via, urlano “VIENI!” che manco le trombe dell’apocalisse, che dicono al cane “guarda che io vado”.
Sul serio ancora esiste chi crede che il tutto si possa risolvere “lavorando” al richiamo?
Che se vi mettete di impegno, con il bocconcino o la pallina, il cane poi tornerà perché lo volete voi?
Ovviamente manco considero l’ipotesi che pur di avere un richiamo si possa fare del male al cane, che è esattamente quello che vendono i commercianti di “richiamo al 100%”. Vendono l’idea che un cane deve sapere che disobbedire a un ordine porta a conseguenze.
Ricordo molto bene gli addestratori che insegnavano a rendere un esercizio a prova di errore, portando il cane a sbagliare per poterlo punire. Guinzaglione e strattonate, lancio di bottiglie con i sassi, lancio di catene, collari elettrici. Quello è un mondo che mi sono lasciata alle spalle definitivamente più di vent’anni fa, e non una volta ho sentito il bisogno di tornare indietro. Manco per un richiamo, no.
Togliendo la paura delle conseguenze come motivazione al richiamo, cosa ci rimane?
Il cibo serve a zero. La pallina funziona solo con i maniaci della pallina e manco sempre.
Cosa ci rimane?
Insegnare al cane a tornare?
Ma magari. Magari i proseliti del richiamo al 100% dicessero al bravo proprietario che per quel risultato bisogna lavorare e duramente per mesi. Magari ci si aspettasse dal cane che torni perché ci si è impegnati in un percorso di apprendimento della durata di due anni almeno.
Io gareggio in Obedience, e non entro in campo di gara aspettandomi che il mio cane faccia gli esercizi di Obedience perché io lo voglio. E gli esercizi di Obedience sono una passeggiata di salute rispetto a chiamare il cane quando è in difficoltà perché ha paura, perché vuole aggredire qualcuno, o ha imparato a inseguire i caprioli.
Se io lavoro un anno per avere una condotta da gara, quando dovete lavorare voi per un richiamo al 100%? Tutta la vita del cane? Quindi aspetterete per quanto tempo prima di poter contare sul richiamo, e cosa farete nel tempo che il cane lo impara?
Cosa ci rimane?
Ci rimane che il richiamo è lo specchio di chi siamo noi nella relazione con il nostro cane, e di quello che abbiamo costruito in quella relazione. Ci rimane quanto conosciamo noi stessi e il nostro cane, e siamo in grado di lavorare un pezzo alla volta a costruire il meglio che possiamo con quello che abbiamo.
Io non lavoro al richiamo, lavoro alla relazione, alla comunicazione, alla fiducia. Do strumenti al proprietario e al cane per essere in grado di scegliere.
I cani possono scegliere di stare con noi, di venire da noi, di trovare sicurezza in noi, di dare un valore a noi e a quello che noi gli chiediamo. I cani possono imparare a scegliere noi verso il resto del mondo. Ma è un risultato che si costruisce nella fiducia, la comunicazione, la relazione, che costa fatica, impegno, rispetto.
E’ un risultato che non è perfetto perché i cani non sono macchine, non sono programmabili per rispondere ai nostri desideri, le nostre aspettative, il nostro bisogno di avere controllo. Un cane non deve tornare al richiamo. Un cane non deve proprio niente. Se volete un risultato, impegnatevi per dare al cane le competenze necessarie, per essere voi all’altezza di quel risultato.
Se la gente fosse metà di quello che pretende dai cani, sarebbe un mondo migliore.
Alexa Capra, 9 novembre 2021
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