Cammini con il cane al guinzaglio e ti arriva addosso un cane libero.
"Richiami il cane!!! Lo leghi per favore!! RIPRENDITI IL CANE!!!"
Il proprietario non ci prova neanche, a richiamarlo, o se ci prova è chiaro che sarà del tutto inutile.
Per giustificarsi ti urla a eco "Il mio è buono!" o "il mio è un maschio!". Chi se ne frega. Il mio è al guinzaglio e io ho lavorato tanto, ma proprio tanto, per fargli credere che se è legato a me, il resto del mondo non è un problema. E ci crederebbe, se il cane buono, maschio/femmina di turno non gli si sparasse contro come se non ci fosse un domani.
Eh.. il richiamo, mi dicono.
Se i cani avessero "Il Richiamo", non ci sarebbero problemi.
Ma va bene, mettiamo che su 100 cani ne esistano 5 che se li chiami tornano sempre e per sempre (di cui 4 sono border collie che correvano perché è divertente radunare i cani). Come la mettiamo con gli altri 95? Parliamo di tutti quegli spazi condivisi in cui i cani stanno liberi, perché possono o perché così fan tutti.
Cosa fa la differenza tra un cane che può stare libero e un cane che dovrebbe venire gestito con un guinzaglio?
Dal 2007 mi occupo di interazioni guidate tra cani estranei. In pratica, cani che incontrano altri cani.
Come al parco, con la differenza che i cani vengono scelti in base a caratteristiche e obiettivi, e la scelta se farli incontrare senza barriere, è mia. Su che basi io scelgo di aprire il cancello o far sganciare il guinzaglio e lasciare che i cani siano totalmente liberi di scegliere come interagire?
(No, non uso secchi pieni d'acqua per fermare i cani, non lancio oggetti, non uso museruole).
Sulla base di quali elementi possiamo lasciare un cane libero di incontrare altri cani, e sapere che il nostro cane non sarà un problema e non sarà in pericolo?
1. Il nostro cane è in grado di interagire e comunicare con un altro cane invece di reagire alla presenza di un altro cane. Il nostro cane guarda l'altro cane, per capire chi è, come si sente, comunica con l'altro cane, e adatta il proprio comportamento a quel contesto sociale. Se l'altro cane evita, dimostra paura, minaccia, il nostro cane sa adattarsi e scegliere se e come avvicinarsi senza creare conflitti. Questa capacità dipende dalla personalità e dall'esperienza.
2. Il nostro cane è emotivamente in grado di affrontare l'interazione con l'altro cane. Questo significa che il nostro cane non è spaventato, pronto a difendersi, non tende a usare strategie a rischio come correre, inseguire, imporsi o montare ("Il mio è bravo basta che non lo provochino...").
3. Il nostro cane non è stato inibito. L'inibizione priva gli altri cani e gli altri proprietari (e pure noi come proprietari) dei segnali che permettono di inferire lo stato emotivo e la motivazione che il cane esprimerebbe in quel contesto. Un cane inibito non dice cosa farebbe se non fosse inibito, o nel momento in cui l'inibizione non sarà più efficace nel bloccare la risposta.
4. L'interazione tra i due cani sarà una esperienza positiva o quantomeno gestibile da tutti i cani coinvolti. Non è che se il nostro cane non è in pericolo, allora può fare quello che vuole.
5. Noi continuiamo a monitorare l'interazione e siamo pronti a intervenire PRIMA che la situazione degeneri e uno dei cani sia in difficoltà. In una condizione ideale, non dobbiamo proprio intervenire. Nella situazione peggiore, ci troveremo a chiedere consigli su come si separano due cani che stanno lottando, o un cane che è stato aggredito.
Come si risolve una aggressione? Non lasciando libero un cane che manca di queste competenze. Anche se risponde al richiamo.
Il grado di libertà di un cane dipende dalla capacità che quel cane ha di fare le scelte corrette in quel contesto. La sicurezza di un cane dipende al 99% da quanto conosciamo il nostro cane.
In alternativa, esistono i guinzagli.
Alexa Capra, 16 novembre 2021
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