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la comunicazione del cane

Non sono una psicologa. Ho dedicato però vent’anni della mia vita a cercare di vedere e capire la comunicazione dei cani.

Ho studiato pubblicazioni scientifiche. Ho analizzato centinaia di ore di filmati di test e interazioni. Ho imparato dai cani ogni giorno, a volte dai proprietari.
Questa è la storia di una coppia di Savona con un golden retriever, che mi ha insegnato a guardare oltre i miei paradigmi. Oltre i miei limiti.

Correva l’anno 2007. La coppia di Savona arriva in camper. Così il cane viaggia comodo. Mi piacciono i proprietari che si paranoiano per il benessere dei propri cani. Mi dicono che il cane è stato aggredito da un altro cane al parco. Mi chiedono di valutarlo. Entriamo in campo, vedo il golden con me e i proprietari. Tutto normale. Lo osservo nell’interazione con un cane non familiare. Tutto normale. Strategia golden “Guarda come sono bionde e lunghe e belle le mie frange”. Spiego che se anche l’aggressione avesse causato un trauma, il cane ha recuperato molto bene.

“Ma tiene la coda alta”
“Ok, però non manifesta né paura né aggressività, verso i cani estranei”
“Ma tiene la coda alta, prima dell’aggressione non la teneva così alta”.

Esempio di descrizione della postura eretta, trovato in internet.

disegno della postura eretta del cane


Oh. Prendi mentalmente i tuoi libri sul comportamento dei canidi, vai a guardare i disegni di lupi e di cani con testa e coda alta. Leggi la definizione di postura eretta, esibita dai componenti del branco che hanno lo status di dominanti.

Riguarda il golden in campo. Ha la testa e la coda alte, ma è preoccupato, rigido, teso, cerca di apparire più grande come strategia per impressionare chi ha davanti.

Non è dominante, non è assertivo, non è forte e non è sicuro.

E’ in uno stato di attivazione emotiva ed è insicuro, se non proprio preoccupato dall’incontro con un cane estraneo.

iterazione tra due cani con comportamento dominante
Gonso, rottweiler maschio, e Kim, boxer femmina. Gonso esibisce la postura eretta, è rigido, teso, preoccupato dall'approccio piuttosto fisico di Kim

E’ vero, è un inutile spreco di tempo e energie guardare ogni micro comportamento dei cani. Chi se ne frega se il cane si lecca il naso una o dieci volte, non serve certo una conoscenza scientifica dell’Etogramma per capire un cane. Basta viverci, per capirlo.

O forse no. Forse non serve a niente se guardare non si traduce in un processo di elaborazione di quella informazione, in termini di espressione delle emozioni, le motivazioni, la percezione e la personalità di quell’individuo. Se non ci aiuta a vedere il mondo con gli occhi di quel cane.

I cani, gli animali, non hanno filtri, non hanno inibizioni culturali che bloccano la loro comunicazione corporea.

Noi possiamo stare male e sorridere, un cane esprime sempre se stesso, attraverso il proprio corpo. Guardare il cane significa usare quei segnali come le parole di un dialogo.

E qui torniamo al golden che esibisce la postura eretta.

Fino a quel momento io mi ero fidata dei Sacri Testi. Dei loro disegni di lupi e cani dominanti con la testa e la coda alte.

Guardando quel golden, quella traduzione improvvisamente mi è sembrata imprecisa, inefficace, persino sbagliata.

Non era forte, non era sicuro, e di certo non era assertivo o dominante. Era solo spaventato dalla memoria di quella aggressione. Mi viene da dire corazzato, che nei golden si traduce con quello scintillio di frange e quello sguardo un po’ perso.

Non solo non basta guardare, non basta neppure usare un traduttore automatico per capire i cani. Non possiamo affidarci a un disegno, alla spiegazione che ci hanno dato a un seminario sulla comunicazione dei cani (sic), a quello che siamo convinti di sapere e capire.

Per poter veramente capire i cani, dobbiamo pensare ai comportamenti, i segnali fisici, come alla superficie del mare.

Non vedremo niente, se non siamo pronti a immergerci.
Vedere i comportamenti è utile solo se li usiamo come una maschera per guardare sotto la superficie.

Questo richiede ben più della capacità di vedere se il cane si lecca il naso. Richiede una motivazione a capire l’individuo, il suo mondo percepito, la sua prospettiva. Richiede sensibilità e empatia. Richiede la capacità di riconoscere l’altro come entità separata e differente da noi stessi. Richiede la volontà e la capacità di essere spettatori e non burattinai. Chiaro che sia più facile pensare che sia facile, e persino noioso, capire il mare perché si è vista la superficie.

comportamenti di corteggiamento del cane
Cuba, il maschio nero con il collare giallo, e Simba, femmina. Simba ha testa e coda alta, è rilassata e confidente, e permette l'esplorazione ano-genitale.

Riprendo da un post letto in rete. In latino il verbo “aspicio” significa guardare. Da “aspicio” deriva “aspectum”, ciò che è stato visto. L’aspetto come riflesso di una azione, il guardare. L’aspetto è quello che viene visto, o quello che siamo in grado di vedere.

“Respicio” significa guardare una seconda volta. Significa non fermarsi alla prima impressione, a quello che siamo in grado di vedere, ma cercare di andare oltre al primo sguardo. Significa avere una motivazione a guardare meglio. Da “respicio” deriva “respectum”: rispetto.

Rispetto per l’altro è andare oltre la superficie di quello che siamo in grado di vedere.

Se per voi il cane con la coda alta e la testa alta è sempre forte, dominante, assertivo, guardate meglio.

Alexa Capra, 15 ottobre 2019

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