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addestramento del cane video

il cane naturale

Vent’anni fa ci facevano sentire incapaci se il cane non obbediva immediatamente a quei quattro comandi: Seduto! (SE-DU-TO!!), Terra! Vieni! Resta!

Ti guardavano con commiserazione, il perfetto imbecille che non sa farsi ascoltare dal proprio cane. E tu ci provavi, e non sapevi se era più forte l’imbarazzo per aver fallito o per come ti guardava il tuo cane. Che manco nell’invasione degli ultra corpi, quando un umano incontrava un altro umano uguale uguale a quello che conosceva, solo che era diventato un alieno.
Ma quel giudizio, incapace, (non vedi che il cane ti prende per il culo?) pesava come un macigno. Quanti ne vedo, che portano sulle spalle il peso del fallimento perché il loro cane non è bene educato, non si comporta bene, è fuori controllo, abbaia, minaccia, non obbedisce, grida al mondo quanto loro sono incapaci.

Poi sono arrivati gli anni dei metodi gentili

E prima ci siamo sentiti delle merde perché non eravamo stati gentili, e ci capitava ancora di non esserlo quando il nostro cane faceva qualcosa di imbarazzante, di fastidioso e ci sembrava fuori controllo. Poi abbiamo lavorato sul karma, sulla calma, abbiamo sviluppato autocontrollo e pace interiore, abbiamo cominciato a sorridere a denti stretti ogni volta che dovevamo ignorare il comportamento indesiderato, e lanciare grida stridule di giubilo ogni volta che il cane esibiva il comportamento desiderato e incompatibile.

E ancora ci sentivamo inadeguati, perché lo sforzo di essere quelli carini, simpatici, positivi e gentili, ci aveva paralizzati alla sola idea di affrontare un conflitto senza il sorriso stampato in faccia, un clicker e del cibo in mano. Se solo osavi esprimere qualcosa che non fosse luce pace armonia celeste, avevi fallito come compagno umano di un cane, che sicuro avrebbe meritato un umano più evoluto di te. Quanti ne vedo, che si sentono sbagliati, perché non sono riusciti a aiutare il proprio cane, a evitargli ogni forma di stress, a farlo stare bene sempre e comunque. Quanti ne vedo che il tuo cane è perfetto e tu sei perfetto, siete bellissimi e insieme state benissimo, sotto questa campana di vetro.

E quando ci eravamo finalmente liberati di tutta la rabbia e la frustrazione dell’essere il perfetto capo-branco, e della paura di non essere l’incarnazione del Buddha e delle virtù celesti di pazienza, empatia, altruismo e pace interiore, quando finalmente cominciamo a capire che in una relazione dobbiamo essere noi stessi, e riconoscere nel cane un individuo con confini diversi dai nostri, sotto i nostri piedi si apre un nuovo baratro.

Perché, in realtà al cane non frega un accidenti che tipo di umano sei, come scegli di essere per il tuo cane, cosa fai per farlo felice.

Il cane, se solo potesse scegliere, vorrebbe solo tornare a vivere in natura, libero, indipendente. Tutto quello che facciamo, è sbagliato a prescindere. E’ solo un modo per giustificare il nostro bisogno di ridurre i cani a una condizione di schiavitù e dipendenza, renderli frustrati e infelici. Gli unici cani felici, ci dicono, sono quelli che possono vivere senza l’uomo. Non li vedi, i cani che vivono liberi? Non vedi come sono felici? Non come il tuo cane che dipende da te per cibo, movimento, relazioni sociali, per tutto. Non importa quanto ti sbatti, non puoi competere con Madre Natura.

Il mito del capo branco ha generato violenza verso i cani.

Il metodo gentile ha generato educatori e proprietari che evitano di confrontarsi con la realtà. Ma il mito del cane naturale annichilisce il ruolo che può avere una persona nella vita di un cane. Il valore della relazione tra cani e umani. Valore che non dipende da quanto ci sentiamo bravi e belli e buoni, ma da quanto siamo disposti a lavorare su noi stessi per meritarci un cane. Quanto siamo disposti a imparare per diventare degni di vivere con un cane, e farlo felice. Dire che un cane vive meglio libero e indipendente, come i gruppi di cani che vivono “randagi”, implica ignorare e negare l’esistenza di cani che vivono felici in una famiglia umana. I miei cani vivrebbero meglio senza di me? I miei cani sono (in)felici?

La mente umana è incapace di elaborare la complessità. Tende a schemi unici, rigidi, tende a proiettare la percezione personale come regola assoluta, come unica prospettiva da cui osservare un fenomeno. I cani  si sono evoluti con l’uomo. Non sono animali selvatici.

Esistono ancora cani in grado di vivere liberi. Esistono cani che vengono abbandonati, soffrono, muoiono.

Esistono cani che vivono vicino all’uomo in condizioni di maggiore libertà rispetto al cane di famiglia. Esistono cani che non vengono curati quando si ammalano, e sono esposti a abusi e sofferenza.

Esistono cani di famiglia infelici. Esistono cani di famiglia felici.

La differenza non è nel grado di indipendenza, di libertà da legami con l’uomo. La differenza è in chi siamo noi per il nostro cane. Nella nostra capacità di vederlo come individuo, soddisfare i suoi bisogni, impegnarci per imparare a comunicare, a sviluppare consapevolezza e conoscenza. Siamo proprietari, siamo umani. Non siamo coglioni.

educare il cane

Testo e fotografie Alexa Capra, 15 settembre 2019

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"Quello che diciamo ai cani" è la prima guida in assoluto dedicata a questo argomento: la comunicazione dall'uomo al cane.
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