Fin da piccola la passione per i cani, e dopo tanto arriva lui, Jethro.
Questo mio desiderio è sempre andato oltre l'idea del semplice possesso, e cercando un modo per poter interagire con lui mi sono imbattuta nell'agility-dog, l'attività più nota per chi cercasse un connubio uomo-cane.
Coi mesi che passavano, però, mi rendevo conto che il risultato era: controllo, controllo, controllo, inibizione, e una richiesta troppo alta per lui che viveva un notevole disagio emotivo. Nel frattempo il nostro rapporto si stava deteriorando, ed io ero sempre più perplessa.
Mi accorgevo che si stava sviluppando in lui tutta una serie di problematiche che nuocevano molto ad entrambi, e da qui il tentativo di cambiare rotta, iniziato ai laghi nel 2013 con la tua valutazione.
Le tue parole le ho ancora ben fisse nella mente: "hai un cane solo, che neanche ti guarda negli occhi, devi costruire situazioni di successo e non di fallimento".
Nascevano in me mille domande, ma al contempo tanta voglia di scoprire sempre di più il mondo GT, che iniziava ad intrigarmi.
Da quel momento in poi, da un lato tanta amarezza nel capire la mia cattiva gestione, ma dall'altro la gioia di iniziare un nuovo cammino con lui, condividendo anche le sue paure.
Un percorso diventato importante anche per me.
Prendo per la prima volta il clicker in mano e questo suono ci rivoluziona la vita.
Clicco e premio il mio cane facendo cose semplicissime e ricordo ancora quel momento in cui lui alza la testa e mi guarda facendomi intendere: "Dici a me che sono stato così bravo?".

Conosciamo l'apprendimento, e sguardo e umore del mio cane cambiano dal giorno alla notte. Recupera tanta autostima e sa di essere " figo"!
Lui ottiene successo nell'esibire i comportamenti da me chiesti e questo lo porta a sorridere a tutto il mondo.
E' felice di fare qualcosa con me ed inizia ad acquistare fiducia in se stesso.
La nostra intesa diventa forte, lui è sempre pronto a lavorare e me lo chiede con una gioia incredibile.
Abbiamo scoperto insieme ciò che ci ha dato una marcia in più, una chiave di sblocco, una sferzata di entusiasmo che ha travolto me e il mio piccolo amico peloso.
Insomma... come quando metti la panna (di soia) sulle fragole, come quando sei alla 48esima vasca di stile, e quel giorno riesci a farne cinquanta.
Lavoro in apprendimento e quello che sento è come essere su di una scacchiera: noi due che ci muoviamo insieme, un equilibrio da raggiungere in armonia.
Ad ogni sua mossa una mia risposta, alle volte anche troppo lenta, vista la sua velocità nel proporre!

Facciamo agility con ostacoli umani, che hanno un odore e durano fatica in pose plastiche.
I suoi occhi ora mi guardano e sono felici, come lo sono io nell'aver avuto questa opportunità. Tutti i cani dovrebbero provare queste esperienze, ho la prova che fa davvero bene! Principalmente lavoro in shaping, perché essendo io una persona molto schematica ho tempo di programmarmi mentalmente passo per passo cosa cliccare e premiare.
Lui spesso si porta avanti con il lavoro, mi capisce, mi guarda, mi intuisce e la comunicazione che ci lega è magica.
Non amo insegnare comportamenti in stimolo, perché del risultato mi interessa ben poco, ma quello che più mi affascina è osservare le capacità che il cane sviluppa, le varie strategie che adotta, il suo procedimento mentale veloce e preciso.
Persone amiche mi dicono che con Jethro è tutto facile, che lui è sempre pronto ed è bravo. Parole facili a dirsi se ci si limita a guardare, ma dietro tutto ciò ci sono le sue tante emozioni da dover gestire, siano esse prepotenza o impazienza, stress o frustrazione.
Il mio ruolo nella tutela anche della sua stanchezza fisica oltre che mentale è fondamentale, per questo faccio sessioni brevi e sono io a dover interrompere i giochi... lui andrebbe avanti a ruota libera.
Voglio che lui stia bene e che riesca ad esprimersi, sempre.

Jetro impegnato nel Treiball
In apprendimento non c'è inibizione, ma libertà di scegliere e anche di sbagliare. Non ci sono rimproveri o toni alti, ma soltanto assenza di rinforzo, ed aspettare il momento migliore.
C'è tanta voglia di star bene e divertirsi insieme, c'è tanta concentrazione. È l'unico momento nel quale non riesco a fare più cose contemporaneamente. Se lavoro non ci sono per nessuno, penso esclusivamente al nostro benessere.
Parlo al plurale perché il suono del clicker ha fatto svegliare anche me. Mi ha fatta mettere a nudo davanti a lui e a me stessa.
Tanti lati del mio carattere sono cambiati, con gli alti rischi che ho dovuto correre sul piano lavorativo, con gli amici, con il compagno.
Non solo avevo un cane che non riusciva ad esprimere le sue emozioni, ma anche io non riuscivo.
Imparare a conoscere il mio cane è servito per esplorare me stessa: non puoi stare accanto a lui se non sai chi sei.
Adesso riesco ad esprimere gelosia, affetto, una richiesta d'aiuto ad una amica, e senza remore ad esprimere rabbia (devo ancora cimentarmi nell'autocontrollo) ed il mio stomaco è libero, sento il mio respiro, i miei battiti.
Non mi vergogno più se in passeggiata il mio cane abbaia ad un altro o se gli ringhia contro, anzi sono contenta che possa farlo.
Adesso no, non provo vergogna, lui è libero di esprimere il suo sentire.
Per me è stato difficile entrare in questo meccanismo, ha significato uno sforzo immane nel prendere consapevolezza del cane che avevo accanto, nel riconoscere i miei limiti e gli sbagli fatti in precedenza.
Ma non è mai troppo tardi per rimboccarsi le maniche.
Quello che io volevo era stabilire un nuovo rapporto, che ci rendesse felici tutti e due.
Con il passare del tempo tutte le attività che gli ho proposto hanno contribuito a mettere un nuovo tassello, e trovare qualcosa che piacesse a lui è stato un baleno.
Ci siamo dilettati nel treiball, ricerca olfattiva, il riporto, le piste e le classi di comunicazione (esclusivamente GT style), tutte esperienze che ci fanno divertire insieme.
Abbiamo scoperto che per lui i cani potrebbero non esistere sulla faccia della terra!
Tutto mi ha aiutata a farmi le ossa, comprese le tante ore passate ai Laghi e a casa davanti al computer per fare analisi dei video. Ai tempi mi risultava un po' pesante, ma solo adesso posso raccogliere i frutti di tale lavoro, che mi ha aperto un mondo sulla lettura del mio e degli altri cani.
Spesso al campo sono risultata una persona silente, ma erano momenti nei quali il mio bisogno era solo quello di osservare, affinché il mio cervello elaborasse poi i dati raccolti.
Tanta ancora la strada da percorrere ma niente ci spaventa!
Adesso a distanza di 2 anni posso dire di averci messo testa e anima. Solo le poche persone che ho vicine possono sapere quanto sia stata dura per me!
Serve costanza, coerenza, impegno, tenacia, consapevolezza e rinunce, per poi però esser ripagata con un grandissimo amore.

Tanto posto sul divano ... eppure per la prima volta Jethro cerca il mio contatto venendomi in collo.
Questo è ciò che ora ho, ma il mio lavoro con lui è davvero iniziato da zero, dalla gestione del guinzaglio, per arrivare ad oggi e migliorare il mio piano tecnico per aumentare il suo benessere.
Mi è bastato vedere il mondo con i suoi occhi, mettermi nella sua prospettiva per capirlo e proteggerlo da ciò che lo spaventava.
Lui mi chiedeva di non tradire più la sua fiducia, di non fargli incontrare cani, di fermare gli estranei che gli si avvicinavano, di fermare quelle mani che avrebbero voluto toccarlo,comprese le mie.
Mi è bastato stare attenta alle sue richieste ed anticipare quali sarebbero state le sue emozioni. Parlando con una mia amica le dicevo che se fossi il suo cane avrei bisogno di due cose: silenzio e rispetto!
Avendo anche lei alcune difficoltà nella gestione del rapporto, le ho viste insieme in campo e quel cane mi parlava, mi diceva: "Ti prego, diglielo te, io non so più come fare".
Forse è per questa amica che scrivo, che non serve a niente mostrare al pubblico cosa il cane è in grado di fare se in quel momento non è pronto. Non serve usare la voce per trasmettere la propria ansia da prestazione, e voler tenere il cane a tutti i costi con te.
Se in quel momento vuol solo annusare e marcare... ma chi se ne frega!
Alle volte ciò che occorre è un po' di spensieratezza, abbassare il tiro e le nostre aspettative. Bisogna staccarsi da ciò che la gente pensa guardandoti, tu sei con il tuo cane ed hai il dovere di osservare quello di cui ha bisogno.

Il nostro inizio: guardare nella stessa direzione e sintonizzarsi.
La prospettiva del cane è questa, usare anche parole taglienti, che per me hanno avuto un costo per aiutare ambedue.
Ricordo un giorno di aver fatto 300 km per fare una classe di comunicazione con Marina.
Quando viene il turno di Jethro, quello che lui fa appena entra in campo è andare subito a cercare un'auto, tra le tante che sono lì nel parcheggio. Lui si accorge della sua presenza, trova il doblò, lo fissa, fiuta l'aria e si guarda intorno perplesso.
Marina arriva da lontano parlandogli, lui si strugge ed è contento. Solo dopo le sue coccole vocali, ed essendosi assicurato che lei fosse insieme a noi, riesce ad avvicinarsi e a farsi annusare dall'altro cane.
E nel viaggio di ritorno non puoi che pensare!
Grazie a Marina ho avuto l'opportunità di lavorare con cani che non conoscevo, e questo mi ha aperto gli occhi su quanto la capacità di mettersi in totale ascolto sia di fondamentale importanza.
Ogni cane è diverso, e ha le proprie modalità di esprimersi. Sei tu che devi esser pronta, prontissima, nel coglierle e bilanciare le informazioni che vuoi dare al cane.
Ricordo bene, alle mie prime armi, il "pinzo" preso dal Ridgeback Thailandese.
Ho imparato che avvicinarsi alla risorsa cibo non vale allo stesso modo per tutti i cani.
Quanto sia importante la postura, la gestualità delle mani, come premiare il cane, come guardarlo, quanto sei lenta nel prendere decisioni rispetto alla risposta del cane, la chiarezza delle informazioni che trasmetti e l'onestà con sè stessi.

Posso ringraziare in primo luogo te Alexa e tutto il mondo GT che è il luogo dove sono nata, ed I Cani di Via del Campo, che è il luogo dove sono cresciuta a livello cinofilo e personale.
Marina Garfagnoli, la mia tutor, che non ha mancato un giorno per trasmettermi il suo sapere ed il suo sentire.
Adriano Pasqualetti e Giulia Buongiovanni, perché ognuno di loro con le proprie competenze e caratteristiche personali, ha fatto in modo che in me si sviluppasse questa passione.
Queste adesso le nostre felicità!

foto Daniele Robotti
3 Settembre 2015
Testo e foto di Marilena Scinardo
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