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addestramento del cane video

Il cane è eccitato all’idea di uscire dal recinto. Vive in un canile, passa quasi tutto il suo tempo chiuso nel box.

L’uscita al guinzaglio rappresenta un momento di forte stimolazione emotiva. La persona che ha il guinzaglio in mano, apre il cancello. Il cane si lancia in avanti. Il cancello si chiude. Il cane arretra, confuso. Si riapre, riprova. Si richiude. La sequenza si ripete per infiniti secondi, a volte minuti. Fino a quando il cane rinuncia, si ferma o si siede. Ed è in quel momento, che finalmente il cancello si apre.

Io guardo il cane, sento la sua frustrazione, la sua confusione.

Non c’è comunicazione, nessun dialogo. Solo una reazione automatica, meccanica. Se ti lanci in avanti, io chiudo il cancello. Puoi uscire solo alle mie regole. Ma il cane se ne frega, delle regole. Tutto quello che vuole è uscire da quel dannato cancello, camminare, annusare, sporcare, correre, se si può. Il bravo educatore però sa che è sbagliato, concedere al cane quello che vuole. Perché farlo passare da quel cancello in quel modo vorrebbe dire aumentare l’eccitazione del cane, insegnargli un comportamento scorretto, sgradito. Insistere, invece, vuol dire insegnare al cane la calma. La calma.

cane stress canile box

Esistono molti modi di insegnare “la calma” ai cani.

Uno dei più diffusi è la copertina. Prendi una copertina, fai in modo che il cane ci si fermi sopra, e gli dai cibo. Soprattutto, gli fai capire che deve restare sulla copertina, e che non deve muoversi. Deve stare calmo.

Anche il trasportino, viene usato per costringere alla calma i cuccioli più reattivi. Se non la smette di giocare, lo chiudi in trasportino, così finalmente può rilassarsi e dormire. Non che abbia grandi alternative, capiamoci...

C’è la calma sul cibo. Prendi la ciotola, il cane salta perché è eccitato all’idea di mangiare. Invece di posarla a terra, fai finta, se salta, la alzi. Se rimane seduto, la abbassi. L’obiettivo è che rimanga seduto per tutto il tempo necessario a posarla per terra e decidere che è il momento giusto per dirgli che può mangiare.

Ho attraversato la fase del seduto al cancello, del seduto per avere cibo, e nel 2004 uno degli esercizi con i pit bull del progetto “Ex-combattenti” prevedeva una copertina. Ci sedevamo su una sedia, e aspettavamo che il cane si sdraiasse al nostro fianco. Dato che a terra c’era cemento, usavamo una copertina per evitare che il cane dovesse sdraiarsi su una superficie dura e fredda. Ho anche usato il trasportino, ma la prima e l’unica volta in cui ho creduto fosse necessario nella gestione di un cucciolo, è stato nel 1995. Da allora, mai più.

Io, come molti educatori, ho pensato che questo tipo di procedure fosse ragionevole, fosse necessario per dare al cane degli strumenti nella convivenza con i proprietari.

Ho pensato che un cane dovesse imparare a controllare l’eccitazione, la frustrazione, a non reagire in modo emotivo agli stimoli. Il cane calmo. Quale proprietario non sogna di vivere con un cane calmo?

cane tappetino

Oggi, quegli stessi esercizi, hanno la capacità di irritarmi. Ho cambiato idea per un unico motivo: ho imparato a vedere il mondo con gli occhi di un cane. Quegli esercizi non insegnano la calma. Dalla prospettiva del cane, insegnano unicamente la rinuncia, la rassegnata passività, l’asservimento del cane in virtù di una superiorità di forza.

Chiudere un cancello in faccia a un cane che vuole uscire, non è insegnare. E’ solo un piccolo ricatto. Insegnare a un cane a sdraiarsi su un tappetino non è dargli degli strumenti per relazionarsi con gli stimoli, è costringerlo a uno stato di passività fisica, all’evitamento e alla rinuncia.

Non si insegna, la calma. Un cane seduto, sdraiato, immobile, non è calmo. E’ seduto, sdraiato, immobile.

L’assenza di una reazione fisica ci rassicura sulla sua capacità di controllo emotivo. Rimane seduto, sdraiato, immobile perché ha imparato a non reagire a quello stimolo, a ascoltarci in quel contesto. Falso. E’ vero l’esatto contrario. E’ la piena libertà di movimento, di interazione e di reazione che ci permette di capire le reali motivazioni e emozioni del cane. Un cane emotivamente sereno e equilibrato non ha bisogno di stupidi giochini di controllo per farcela in presenza di un certo stimolo. I cani che subiscono questo tipo di procedimenti imparano a chiudersi dentro la propria bolla, a evitare l’interazione con l’esterno. Non comunicano con l’esterno.

Quegli esercizi non insegnano la calma, ma la passività. Non sono esercizi di autocontrollo, perché il controllo viene esercitato sul fisico, non sullo stato emotivo (che di fatto viene ignorato), e viene esercitato dall’esterno. L’autocontrollo non si basa sull’immobilità e l’evitamento, ma sulla capacità di scelta e di ascolto.

Un cane può essere intensamente attivato da uno stimolo, può essere fisicamente attivo, ed avere autocontrollo.

Un cane può essere sdraiato, immobile, e pronto a esplodere emotivamente se lasciato libero di interagire con lo stimolo.

cane stress

Non chiedo ai cani di sedersi davanti alle porte e ai cancelli.
Non chiedo ai cani di sedersi quando poso a terra le ciotole.
Non mi giro di schiena e li ignoro quando mi festeggiano al mio ritorno.
Non insegno ai cani a sdraiarsi su una copertina.

L’ho fatto, e ben presto ho capito che è una capacità naturale in un animale sociale, adattare le proprie attività al gruppo. Te lo guadagni diventando una parte naturale della sua vita, e facendolo entrare nella tua. Non uso gabbie con i cuccioli. Soddisfo il loro bisogno di attività, di stimolazione, di contatto. Non ho mai più chiuso un cucciolo in gabbia, e non ho mai avuto un cucciolo ansioso o distruttivo.

Sviluppo la capacità dei cani di gestire i propri stati emotivi attraverso un percorso di esperienze e di apprendimento che non prevede mai la “calma”. Al contrario, penso sia importante per il cane esprimere il proprio stato emotivo, la personalità, dichiarare i propri bisogni e le motivazioni. Ogni cucciolo, ogni cane, ha caratteristiche e tempi differenti. E’ un percorso che dura mesi, anni. Non è certo un risultato che si costruisce con esercizi meccanici, basati sul controllo delle risorse, e sulla passività fisica.

Uno dei problemi nella cinofilia, è che esistono procedimenti che a noi sembrano logici, corretti, persino necessari. Gli educatori e i proprietari li imparano, li eseguono, convinti che sia la strada migliore per raggiungere un certo risultato.

Un cane che al bar sta sdraiato su un tappetino ci sembra più educato di quello che saltella e si agita a ogni passante. La calma ci sembra migliore della reazione emotiva agli stimoli.

Il controllo fisico del cane può aiutare il proprietario, far sentire di successo un educatore, ma in nessun modo aiuta il cane. Non da al cane gli strumenti per scegliere un comportamento, per esprimere il proprio stato emotivo.
Un cane che ha imparato a sdraiarsi su un tappetino, non è più felice di quello che saltella a ogni passante.
Un cane felice è quello che viene portato al bar solo se è in grado di stare bene in quella situazione, e capace di adattarsi naturalmente alle attività del gruppo familiare.
Un cane che viene ascoltato, capito, che viene rispettato.
La calma non si insegna.
Evviva i cani che calmi non lo sono.

Siamo seduti a mangiare una pizza. Due conigli selvatici saltellano a pochi metri da noi. Brick sembra più impegnata a ottenere un pezzo di pizza, ma all’improvviso lo vede. Non scatta, non corre. Cammina molto lentamente, silenziosa. Si nasconde a fianco dell’auto. Rimane immobile.

E’ calma? No. Al contrario, ogni sua molecola vibra della tensione della caccia. Eppure dimostra un perfetto autocontrollo fisico. Noi fraintendiamo uno stato di passività fisica con uno stato di calma emotiva. Brick è la dimostrazione di come un cane possa essere controllato nell’azione, e provare allo stesso tempo una forte tensione emotiva. Capire i cani è guardare oltre la superficie, imparare a vedere la profondità del loro essere.

Testo e video Alexa Capra
Fotografie Daniele Robotti
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