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addestramento del cane video

"L'apprendimento è il processo attraverso cui un individuo acquisisce nuove conoscenze e comportamenti.

In tale processo vengono coinvolti sia l'ambito fisico, che emotivo e mentale del soggetto, e, se altri individui sono coinvolti nel fenomeno, entra in gioco anche l'ambito sociale.
L'insegnamento è 'la trasmissione di conoscenze e di esperienze con cui si istruisce qualcuno in una disciplina o, più in generale, si forniscono stimoli alla crescita psicologica e intellettuale dell'individuo." (Sabatini e Coletti, "Dizionario Italiano")

Insegnamento, e apprendimento attraverso l'insegnamento, rientrano in quelle che in sociologia sono definite "relazioni  sociali", ossia "Un rapporto tra due o più individui che orientano reciprocamente le loro azioni." . E' qualcosa di più di una semplice interazione tra soggetti.  "L'interazione sociale è quando più persone agiscono in sequenza, reagendo alle azioni degli altri." (M.Weber)

apprendimento esperienza relazione col cane

Le variabili che fanno sì che un generico rapporto o interazione, possa definirsi "relazione" sono molteplici, e molte di esse si possono trovare anche quando i soggetti in esame sono un uomo, e il suo cane.
Si tratta di conoscenza reciproca, condivisione di un medesimo ambiente e delle risorse in esso contenute, capacità di comunicare e comprendere stato emotivo e volontà propri e altrui, senso di fiducia e di attaccamento nei confronti dell'altro, sensazione di benessere che nasce dal percepire di poter scegliere e influenzare attivamente ciò che sta attorno.

Quando ci si occupa di educazione cinofila, trovo sia non solo estremamente interessante e formativo, ma anche gratificante e responsabilizzante, svolgere attività di questo tipo con i cani di famiglia.

Parlo di cani "di famiglia", non a caso. Sono quei cani che non appartengono né ad operatori del settore, né ad agonisti, o comunque a persone che si possano definire cinofili "praticanti".
E' la tipologia di cliente che più spesso un educatore cinofilo incontra nel suo lavoro.
L'elemento umano di questo tipo di famiglia è un allievo che, nelle attività di apprendimento non finalizzate alla costruzione di comportamenti "utili",  dimostra spesso poco interesse e poche aspettative.

Ad un educatore viene chiesto di migliorare il rapporto del cane con i suoi simili e con le persone, di dare consigli in merito alla crescita equilibrata di un cucciolo, o di suggerire un percorso per quei cani che mostrano difficoltà di vario genere nella vita quotidiana.

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Ma, fondamentalmente, il proprietario cerca e si aspetta che lo si metta in condizione di avere maggior controllo nei confronti del suo cane.

E' quello che tradizionalmente rientra nel programma di un corso di educazione di base: insegnare al cane a non tirare al guinzaglio, a tornare al richiamo, a sedersi e sdraiarsi, a restare fermo.
Sono fondamentalmente comportamenti utili al proprietario, che si sente messo in condizione di poter gestire il proprio cane. E sono comportamenti che non hanno quasi mai utilità pratica per il cane nella vita di tutti i giorni, spesso sono standardizzati, non tengono conto delle caratteristiche del singolo soggetto e possono portare ad un approccio superficiale e meccanicistico nei confronti del proprio animale.

In questo contesto, l'insegnare al proprio cane un comportamento "non utile" viene visto come qualcosa di destabilizzante.

Che senso può avere spendere tempo ed energie per far si che il proprio compagno sappia toccare un oggetto usando distintamente muso o zampe, sappia compiere movimenti nello spazio usando attrezzi, impari a esibire più comportamenti in sequenza, o magari una nuova abilità attraverso un comportamento acquisito in precedenza?
Può essere gratificante, per il proprietario, riuscire nell'impresa, magari "carino" vedere il proprio cane fare tricks o saltare qualche attrezzo dell'agility, ma...utilità pratica estremamente bassa, se non proprio inesistente, e un potenziale verso un ipotetico controllo davvero molto scarso.

Si tratta invece di una scelta meditata. Una scelta tanto più "estrema", quanto più ci sia bisogno, per quel cane e per la sua famiglia, di spostare l'attenzione da quella che chiamiamo "l'estetica del comportamento" (il "cosa" insegnamo al cane), a tutto ciò che ruota attorno al processo di insegnamento (il "come" insegnamo al cane e "come" il cane impara da noi).

Dedicarsi a comportamenti verso i quali non ci siano inizialmente grosse aspettative, permette al proprietario di essere molto più sereno, attento ai particolari, aperto all'osservazione di tutto quello che ruota attorno alla costruzione, e possibilista nel provare tecniche nuove e, magari, insolite.

Se il comportamento non è più al centro della scena, ci sono ottime possibilità che al suo posto ci sia, finalmente, il cane. Quel singolo cane.

Gli elementi che entrano in gioco quando parliano di insegnamento ed apprendimento come relazioni sociali autentiche, sono quelli su cui è fondamentale portare l'attenzione del proprietario.
Ossia imparare a conoscere il proprio animale, a sapere cosa gli piace e cosa lo mette in difficoltà. A sapere quale sia il modo migliore per farsi capire da lui, per spiegargli le cose, per renderlo felice e appagato, e per fargli sentire come stiamo e cosa ne pensiamo di lui e di quello che fa.

Parliamo ovviamente di un tipo di insegnamento che tuteli la libertà di scelta e permetta di comunicare e suggerire soluzioni, ossia un tipo di insegnamento privo di coercizione, basato sulla comunicazione e su tecniche di lavoro quali il rinforzo positivo e la sintonizzazione, e su empatia e affetto.

E'un tipo di percorso che richiede tempo, impegno e volontà.
Può essere affrontato da tutti, interamente o meno, e a livelli di profondità diversi, ma sarà sempre e comunque  un processo di conoscenza reciproca, di comprensione, e di formazione di legame.
E' fondamentale ricordare che soprattutto nei cani di famiglia quello dell'apprendimento è  un ambito del rapporto sempre poco esplorato: costituisce pertanto una chiave di accesso e uno strumento dalle potenzialità davvero notevoli, anche quando la relazione tra cane e proprietario sia già problematica e caratterizzata da un certo grado di conflitto.
Un'entrata di servizio, o un'arma segreta, se preferite.
O un canale di comunicazione inaspettato ed inesplorato.

Queste sono due storie come tante, due cani e due famiglie che ho conosciuto, con cui ho lavorato.
E che mi sono rimaste nel cuore: Momo e Lucky.

Momo è un golden retriever di poco meno di due anni, maschio, sterilizzato da poco.

relazione nella vita col cane in famiglia

Vengo contattata da una giovane coppia perchè il cane presenta grossi problemi di ansia da separazione. Dal colloquio emerge che il cane vive con i proprietari da pochissime settimane: era il cane dei genitori di lui, è cresciuto a casa loro, in un ampio giardino, in compagnia di un maschio di pastore tedesco piuttosto anziano. I due erano sempre andati apparentemente d'accordo, fino a quando circa un mese prima, avevano inizato ad aggredirsi ripetutamente.
Momo era stato prontamente allontanato da casa, sterilizzato su (discutibile) suggerimento del veterinario, ed ospitato per la convalescenza nell'appartamento della coppia, che aveva sucessivamente deciso di tenerlo con sè.

L'ansia da separazione era emersa dopo qualche settimana, ed era accompagnata in generale da uno stato generale di depressione ed apatia, talmente forte da far apparire il cane molto più anziano e stanco di quanto non fosse in realtà.

Ho valutato che buona parte del problema potesse risiedere nel drammatico sconvolgimento delle abitudini di vita di Momo, avvenuto davvero da un giorno all'altro e senza che il cane potesse comprenderne la dinamica o fare qualcosa per impedirlo.
 Ho quindi suggerito ai ragazzi di dedicare un po' di tempo tutti i giorni all'insegnare al cane alcuni comportamenti (interazioni con loro, con gli oggetti, comportamenti che prevedessero il doversi muovere nello spazio della nuova casa).

Questi comportamenti andavano costruiti attraverso il cibo, e accompagnati da partecipazione e supporto emotivo.  Ingredienti che non mancavano, nella vita di Momo, ma che fino a quel momento non erano riusciti a farlo stare meglio.

Il risultato è stato velocissimo ed eclatante: non appena il golden è stato messo nella condizione di poter nuovamente manipolare e influenzare la realtà che gli stava attorno attraverso il suo comportamento, lo stato emotivo è migliorato tantissimo.  Il cane ha riacquistato fiducia in sè stesso, ha iniziato a cercare maggiormente contatto sociale e a raccogliere informazioni sulle nuove condizioni di vita, e i proprietari hanno iniziato a conoscerlo e a trovare il modo migliore di comunicare con lui, a provare stima nei suoi confronti, a distogliere per un poco l'attenzione dai problemi che il cane creava involontariamente a casa.
Questo ci ha permesso poi di trovare il modo di farlo stare meglio con se' stesso nella sua nuova vita anche quando veniva lasciato da solo.

Lucky è un bellissimo husky di linee da lavoro di due anni, alto e slanciato.

apprendimento esperienza relazione uomo caneE' al suo terzo cambio di famiglia: fin da cucciolo è apparso estremamente timoroso nei confronti delle persone, in difficoltà rispetto a tutto ciò che implicasse contenimento, contatto e manipolazione, ha notevoli sensibilità ambientali e la tendenza a reagire a situazioni di stress con la fuga e la perdita di lucidità (i cane aveva crisi di panico, sbatteva addosso alle cose cercando una via di fuga, si faceva la pipì addosso).

Gli ultimi adottanti di Lucky sono due ragazzi appassionati di gatti, non hanno aspettative esagerate nei confronti del cane, e sono stati davvero molto bravi a rispettare i suoi tempi, senza forzare contatto e interazione. Lucky si è attaccato moltissimo a loro e, poco a poco, è diventato un cane in grado di vivere abbastanza serenamente nell'ambiente domestico.

 

Rimaneva però un'estrema fragilità nell'affrontare tutto quello che era inusuale o sconosciuto, e la mancanza di strumenti diversi dall'allontanamento attivo ( e dalla perdita di controllo) da tutto quello che non conosceva e lo preoccupava.

Dopo aver permesso a Lucky di prendere confidenza con il campo (è stato un procedimento abbastanza lungo, ma era importante potergli offrire uno spazio sicuro anche al di fuori di casa) abbiamo iniziato a proporgli attività di apprendimento che prevedessero l'esplorazione dello spazio con il supporto dei proprietari, l'interazione con superfici e oggetti, ma, fondamentalmente, comportamenti che potesse riuscire ad esibire e replicare, senza che la richiesta o l'esecuzione gli creassero stress eccessivi.

Il primo comportamento di Lucky è stato il target mano, ed è stata una conquista così grande, impegnativa e così importante per tutta la famiglia, da diventare un'attività piacevole e divertente per tutti.

E' il comportamento che ancora oggi il cane esibisce quando vuole comunicare affiatamento, benessere, divertimento in una situazione.
Il progressivo aumento di confidenza e di autostima associate all'attività di apprendimento gli hanno permesso inoltre di tollerare in un primo momento, e di esplorare attivamente più avanti, anche oggetti e ambienti sconosciuti, e l'apprezzamento da parte del gruppo sociale formato dai proprietari e dagli altri allievi presenti al campo durante le lezioni, ha fatto si che aumentasse la sua confidenza e l'interesse anche nei confronti delle persone.
Oggi Lucky è un cane molto più sereno, riesce ad affrontare situazioni e ambienti non familiari con maggiori strumenti emotivi, perde meno frequentemente il controllo, ha imparato che può trovare nei proprietari supporto e comprensione.

Testo e video Barbara Moletta - Istruttore Gentle Team terzo livello
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