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recuperare cane non socializzato

Negli ultimi due mesi mi sono - volontariamente - sottoposta a una serie infinita di discussioni e scontri con chi usa il collare a strangolo. Una esperienza che ho voluto vivere per cercare di capire meglio le motivazioni più profonde del contrasto, le incomprensioni, le difficoltà di comunicazione e di confronto.

Il risultato di questi due mesi è che non è lo strangolo. Non è quel pezzo di catena che viene infilato al collo del cane, il vero problema. Non nella comunicazione tra umani, almeno.

Il muro che è emerso in queste discussioni non è lo strumento, ma è qualcosa di più distante, e profondo.

E’ il significato che si da ai concetti di comunicazione e di relazione.

Cercherò di riassumere i rispettivi punti di vista, e di evidenziare come sia impossibile un dialogo nel momento in cui gli obiettivi sono così diversi, e reciprocamente incomprensibili. Sia chiaro che nella descrizione del “contro”, riporto una visione Gentle Team, e non necessariamente condivisa da altre scuole.

PRO: a favore dell’uso del collare a strangolo. CONTRO: contro l’uso di coercizione e del collare a strangolo.

COMUNICAZIONE

PRO. Il termine  viene utilizzato per definire cosa la persona comunica al cane. Io (umano), ti dico che non puoi tirare al guinzaglio. Io (umano), ti dico che non puoi “comportarti male”, non puoi saltare addosso alla gente, abbaiare agli altri cani, alzarti se ti ho detto di sdraiarti o di sederti. Comunicazione in senso imperativo: io (umano) ti comunico una informazione, un comando, e tu (cane), devi agire di conseguenza.  Se io dico al mio cane che andremo in una certa direzione, il cane deve seguirmi, o dimostra di volermi ignorare, disobbedire, e di opporsi alla mia “leadership”.

CONTRO. Il termine  indica tutti i segnali emessi da cane e da umano, in modo più o meno consapevole e volontario, e usati per segnalare il proprio stato emotivo, le proprie motivazioni, o altri aspetti relativi alla comunicazione sociale. L’informazione deve essere correttamente decodificata, per poter essere correttamente interpretata e utilizzata da chi la riceve. La comunicazione è libera, ed è nei due sensi, da persona a cane, e da cane a persona. Noi comunichiamo con il cane tanto quanto il cane comunica con noi. Non esiste una direzione prioritaria e una posizione privilegiata. Se io dico al cane che andremo in una certa direzione, e il mio cane mi comunica di essere a disagio nel proseguire, posso fermarmi, o cambiare strada. Non devo farlo, posso farlo. Posso farlo perché decodifico il segnale emesso dal cane come una richiesta di non andare in una certa direzione.

COMPORTAMENTO

PRO. Il cane deve imparare una serie di regole nella convivenza, che implicano esibire solo comportamenti graditi, leciti, e non manifestare reazioni considerate sbagliate, negative. I comportamenti scorretti sono un indice della cattiva educazione, di errori nella gestione e nel rapporto, di incapacità del proprietario nell’imporsi e nel definire le regole. Un cane bene educato è sotto controllo, in ogni contesto. Un cane problematico è riabilitato se è sotto controllo in ogni contesto. Se il cane tira al guinzaglio, è maleducato. Se il cane non lascia la pallina, è maleducato. Se il cane reagisce a altri cani, o ha un comportamento considerato socialmente inaccettabile, è maleducato. Se il cane al guinzaglio abbaia contro un altro cane, mi chiedo cosa devo fare per farlo smettere e insegnargli a comportarsi bene.

CONTRO. Comportamento è tutto ciò che il cane fa. Non esisono buoni comportamenti e cattivi comportamenti. Ogni comportamento è il risultato di motivazioni interne e  di reazioni a stimoli esterni, della percezione individuale, l’esperienza, lo stato emotivo, il contesto specifico, le relazioni. Ogni comportamento è una informazione preziosa per capire il cane. Un “cattivo” comportamento può essere una (utile, e in quanto tale positiva) informazione per capire che il cane è in uno stato di disagio o di malessere, e permetterci quindi di identificare le cause e le possibili strategie per aiutare il cane. Se il cane al guinzaglio abbaia contro un altro cane, mi chiedo perché si sente in difficoltà in quel contesto, e cosa posso fare per farlo sentire al sicuro con me e in quella situazione. Quando si sentirà al sicuro, non avrà più un motivo per abbaiare.

CONTROLLO

PRO. Il controllo è la base di ogni relazione funzionale tra persona e cane. Senza controllo una persona non è in grado di gestire correttamente il cane, evitare comportamenti problematici, risolvere problemi, evitare conflitti. Il controllo è la base della relazione, il singolo elemento più rilevante nella convivenza. Se io dico al cane di sdraiarsi a terra, il cane non può alzarsi fino a quando non gli viene concesso di farlo. Se il cane si alza, subisce una “correzione”.

CONTRO. Il controllo è un elemento naturalmente presente nella relazione uomo-cane, come controllo fisico (guinzaglio, porta, cancello, trasportino...), controllo delle risorse (cibo, gioco, libertà...), controllo mentale (apprendimento per abitudine, assuefazione, apprendimento e condizionamento). Il controllo esercitato sul cane deve essere finalizzato a una gestione e una relazione funzionale, dove con funzionale non si intende il grado di soddisfazione del proprietario, ma la tutela del benessere del cane, in primis. Non ci può essere benessere se il controllo ignora i bisogni del cane, il suo stato emotivo e le sue motivazioni. Se io dico al cane di sdraiarsi a terra, e il cane si alza, mi chiedo per quale motivo si è alzato. Se ha dolore, disagio, se si sente insicuro o ha paura, è legittimo che si alzi.

SICUREZZA

PRO. La sicurezza del proprietario dipende dal grado di controllo esercitato. Se il controllo non è elevato, il cane viene gestito con il guinzaglio, o una corda di maggiore lunghezza. Si utilizzano strumenti di controllo fisico là dove il controllo non è efficace con la sola comunicazione e relazione (controllo sociale, associazione tra mancata esibizione del comportamento e conseguenza negativa). Io cammino con un cane insicuro al guinzaglio, sapendo che non reagirà agli stimoli perché ha imparato a non reagire.

CONTRO. La sicurezza del cane dipende dalla percezione individuale, lo stato fisico, emotivo, la relazione sociale. Il proprietario si sente sicuro del cane quando il cane è autonomo nella sua capacità di gestire gli stimoli e le relazioni, o è in grado di fare fronte alla difficoltà con l’aiuto della persona di riferimento (o ricorrendo a un coping). Io cammino con un cane insicuro al guinzaglio, sapendo che il contesto è adeguato alle sue capacità emotive, o che la mia presenza (un coping), è sufficiente per aiutarlo a affrontare la situazione.

Questi sono alcuni esempi di come l’intera relazione sia basata su percezioni differenti, e, per me, inconciliabili.
Motivo per cui è quasi del tutto inutile, ed è frustrante, affrontare una discussione con chi ha una diversa prospettiva. Significa che è inutile discutere? Se la discussione è pubblica, ogni frase che viene scritta può essere l’opportunità per rendere più chiara e comprensibile la visione di chi non usa coercizione. Chi legge la discussione può avere informazioni che altrove non sono accessibili, o sono meno evidenti rispetto alla scelta di strumenti e metodi.

Discutere per me ha sempre il significato di trovare buoni argomenti, buone spiegazioni, più che di convincere chi legge. Sta a chi legge, avere la curiosità, la voglia, la motivazione per fare un passo in questa direzione. E scoprire che è possibile vivere, gestire, aiutare un cane senza usare il collare a strangolo e la coercizione.

la gestione del cane al guinzaglio

PERCHE' NON AFFIDIAMO CANI A CHI UTILIZZA IL COLLARE A STROZZO

DITE NO AL COLLARE A STRANGOLO

Alexa Capra, 14 gennaio 2020

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