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addestramento del cane video

Ho imparato, negli anni, a chiudere dentro a un cassetto una parte di me, quando lavoro per un cane. E’ la parte di me che vorrebbe dire quel che penso e che provo. Mi concentro invece su ogni elemento che mi aiuta a capire, su ogni parola che mi aiuta a scoprire. Cerco di non perdere mai contatto con il proprietario, di non chiuderlo mai fuori dalla trincea del giudizio. Non giudico i proprietari, cerco di capirli, di farli sentire liberi di raccontarsi.
Ma il mio lavoro inizia quando chiedo al cane la sua versione della storia. (Vivo con un cane aggressivo. Anzi, due)

E’ una valutazione, qualcuno mi ha chiesto di valutare il proprio cane, spesso per problemi di aggressività.

Non chiedo informazioni, prima della valutazione. Faccio qualche domanda, durante la valutazione. Ma il mio lavoro è soprattutto guardare il cane, e capire cosa mi sta dicendo. Qual è la sua verità.
In quel momento, spesso mi trovo di fronte a due verità: quella del proprietario, o dei proprietari, e quella del cane. A volte i proprietari sono disponibili a raccontarmi tutto quello che sanno e ricordano, ma nella maggior parte dei casi, qualcosa viene taciuto.
“Avete mai sgridato il cane, a voce o intervenendo in modo fisico?”
“Mai”.
Guardo il cane. La sua storia è diversa.
“Non dovete preoccuparvi di dirmelo, capisco che possa succedere, a volte è una reazione emotiva, a volte pensiamo sia la cosa giusta”
“Non lo abbiamo mai picchiato”.
Guardo il cane. Mentono.
I proprietari mentono. Possono non avere le conoscenze per raccontare tutta la storia, ma nel caso di punizioni fisiche, la menzogna è il tentativo di non trasformarsi da vittime in carnefici. Noi siamo quelli buoni, chi si comporta male è il cane.
Guardo il cane. Si avvicina al proprietario, sfiora la sua mano. “Con quella mano, mi hai fatto male”.
Il cane è al guinzaglio, si scaglia in avanti abbaiando, pelo dritto e denti di fuori. Sente la tensione del guinzaglio, il contraccolpo. Si congela, si accartoccia dentro. Sparisce dietro a un muro di paura. “Con quel guinzaglio, mi hai fatto male”.
Ho un oggetto in mano, e parlo con tono gentile. Mi dicono che il cane minaccia quando tengono quell’oggetto in mano. Il cane si allontana da me, senza minacciarmi. Va verso uno dei proprietari, e salta contro la sua faccia. “Con quell’oggetto, mi hai fatto male”.

I proprietari, picchiano i cani. Non tutti, è ovvio. Ma molti cani subiscono aggressioni e violenze perché i proprietari usano questi strumenti per avere controllo sul cane, per punirlo e per inibirlo. Sono pochi, i proprietari che lo ammettono. Se da una parte si pensa che sia legittimo, usare forza fisica e aggredire un cane, dall’altra c’è comunque la paura di essere giudicati, e di passare dalla parte del torto. Credo che sia proprio la frequenza con cui si pensa che la violenza sia una soluzione a un problema, a legittimare la violenza usata da certi addestratori sui cani. Il fatto che sia qualcun altro a usare violenza, li deresponsabilizza dal giudizio. “Non sono stato io, a farlo, ma un addestratore. E se lo fa una persona esperta e competente, allora è legittimo”. Chi reagisce alla coercizione subita dai cani da parte di un addestratore, è chi non userebbe violenza sul proprio cane. Ho visto persone sconvolte dall’esperienza subita dal proprio cane. (Il recupero dei cani aggressivi)

cane aggressivo che morde

I cani che hanno subito una violenza, lo dicono.

Non mi lascio impressionare da certi comportamenti. Ci sono cani così sensibili da reagire in modo estremo anche solo se si alza la voce. Ci sono cani così forti, da apparire del tutto normali anche se hanno subito gravi maltrattamenti. Ne ho incontrato uno pochi giorni fa, Possenzio. Un bulldog americano trovato pieno di ferite e quasi morto di fame. Malgrado quello che ha vissuto, nutre ancora una meravigliosa fiducia nel genere umano. E ha avuto la fortuna di incontrare una bellissima famiglia.
Anche se hanno una diversa capacità di reagire, di sopravvivere, tanto i cani sensibili quanto quelli più forti, hanno sofferto. E i segni della loro sofferenza sono nel loro comportamento, piccole reazioni come chiudere gli occhi al movimento della mano, e soprattutto in quella sensazione di isolamento, di sfiducia, di insicurezza. Sono cani che si difendono, che si isolano o si corazzano. Qualcuno esprime paura, altri camminano come se fossero soli al mondo.
Poi ci sono quelli che peggiorano, e peggiorano, fino a diventare mine pronte a esplodere. E per questi cani, l’aggressività è spesso la porta verso un altro inferno. Riabilitati con la violenza, fino a inibirli, spezzarli, renderli incapaci di reagire, curati come se fossero portatori di una qualche grave malattia, ceduti a un canile, regalati, uccisi. Non esiste, in Italia, nessun registro dei cani uccisi per aggressività. Non sappiamo quanti sono, a che razze appartengono, che età avevano. Io chiedo da anni di sapere, e non ottengo mai risposta. Sospetto sia una strage. Sospetto che in alcune razze, il numero di cani uccisi per problemi di aggressività sia spaventosamente alto.

La violenza, non è mai una soluzione. Anche se ha effetto nell’inibire il cane, il costo è molto alto, in termini di comunicazione, di fiducia, di relazione.

Che a scriverle queste parole sono vuote, banali. Ma per il cane sono tutto. Un cane non può andarsene. E’ destinato a vivere giorno dopo giorno con chi lo ha picchiato. Un cane può comportarsi in modo “normale”, sembrare anche felice, e può persino essere felice, e comunque non dimentica. Basterà un tono di voce più alto, un movimento, un oggetto, per fargli rivivere la paura. Lo sa bene chi ha adottato un cane che ha subito abusi, e si trova a confrontarsi con un cane che improvvisamente è pronto a difendersi, a fuggire o persino a mordere, perché qualcosa ha fatto riemergere e i fantasmi del suo passato. (Gli occhi della paura)

Non esiste una ragione, per picchiare un cane. Può essere una reazione emotiva, può sembrarci la giusta conseguenza per il comportamento del cane. Ma la realtà è che in quel momento il cane è il nostro nemico, e noi vogliamo fargli del male. Chi vogliamo essere, per il nostro cane?

L’uovo e la gallina

Negli anni ho visto molti cani essere possessivi e esibire aggressività sulle risorse in conseguenza di forti conflitti e stress familiari.

Il cane ha esibito aggressività sulle risorse, e per questo è stato “punito”? La punizione ha aumentato la sua ansia e di conseguenza innescato una reazione aggressiva ancora più intensa? Oppure il cane ha subito una qualche forma di abuso, fisico o pressione sociale, e ha iniziato a manifestare controllo e aggressività sulle risorse? E’ probabile che i cani che esibiscono controllo e minaccia sulle risorse abbiano già una tendenza a farlo, e questa tendenza venga esasperata dallo stress subito nella relazione con le persone di famiglia.
Di sicuro, nella mia esperienza, esiste una relazione tra lo stress sociale e la tendenza a esibire questi comportamenti. La mia ipotesi è che un cane che subisce delle aggressioni in casa, perda di fatto la possibilità di prevedere l’esito delle interazioni. Il cane può non sapere, e non capire, perché viene sgridato, minacciato e aggredito, dalle persone con cui vive. Questa instabilità provoca nel cane una opposta reazione al controllo. E’ come se avessero perso il controllo sulla propria vita, e l’unica cosa che fossero in grado di controllare, fossero le risorse: cibo, cuccia, giocattoli, anche persone. Di sicuro, l’aggressività in presenza di risorse, a me fa sempre scattare il dubbio che il cane subisca delle tensioni sociali. Per questo motivo, in presenza di questi comportamenti, non mi relaziono mai con il cane come se fosse affetto da una qualche patologia (qualcuno ha scritto che parlare di aggressività da risorse è come scrivere che esiste l’aggressività da coda alle poste nell’uomo...), ma mi relaziono con tutta la famiglia. Non è il cane, a dover essere aiutato (“curato”), ma l’intero gruppo sociale. (Museruola: presente imperfetto)

cane che ha paura del proprietario

Storie di cani

Nei primi anni in cui valutavo cani aggressivi, avevo anche un questionario che i proprietari dovevano compilare.

Il cane che avevo valutato aveva ferito gravemente sette persone. Una delle domande era: “Il cane ha mai dimostrato comportamenti aggressivi verso i bambini?”. Il proprietario di quel cane risponde NO. Nel questionario la domanda viene ripetuta: Il cane ha mai esibito comportamenti aggressivi verso bambini di famiglia? Verso bambini sconosciuti? Il proprietario risponde NO. Io guardo perplessa il proprietario. Ci penso e gli chiedo: “Il cane ha mai incontrato bambini?” “Noooo!!!”.
Devo valutare un pit bull, un maschio con una testa enorme, muscoloso più di un body builder. Un cane eccitabile, reattivo, e fuori controllo. Lo vogliono vedere con un altro cane, ovviamente procedo con una rete di mezzo. Chiedo se il cane ha mai aggredito persone. Mi dicono no, non è mai stato aggressivo con le persone. Insisto. La madre mi guarda, ci pensa, e mi dice “A parte quella volta... “ “Quale volta?” “Quella volta, ricordi? Che tu e tuo fratello avete litigato, lui si è messo in mezzo e ha staccato tutta la pelle dal cranio di tuo fratello”. Proseguiamo con la valutazione, con il cane al guinzaglio. Per fortuna al campo ci sono due femmine in calore, e il pit bull riesce a essere persino carino. Finita la valutazione con i cani, torno a fare qualche domanda. “Lo avete mai sgridato? A voce o con una punizione fisica”. “Intende dire se lo abbiamo picchiato?” “Si, anche”. “Noooo! Non lo abbiamo mai picchiato. A parte quella volta...” “Quale volta?” “Quella volta che tuo padre gli ha rotto una sedia di legno sulla schiena...”.
Ancora una valutazione, questa volta è di un cane primitivo. Il cane reagisce con incredibile aggressività alla sola vista di un altro cane. Aggredisce i poster di cani dentro al capannone. Chiedo se il cane è mai stato punito. Solita risposta, mai. Spiego che per alcuni proprietari è una reazione emotiva, che può capitare. Che a volte non si sa fare di meglio, e si pensa che sia necessario. Continuano a negare. Insisto. Dopo più di un’ora, la resa. Il cane è stato portato da un addestratore, che gli ha messo al collo un collare elettrico. Il cane ha continuato a aggredire malgrado le scosse. Quando il figlio dell’addestratore è passato vicino al cane, il cane ha aggredito il bambino. L’addestratore ha preso a calci il cane. (Dite NO al collare a strangolo) - (PERCHE' NON AFFIDIAMO CANI A CHI UTILIZZA IL COLLARE A STROZZO.)

Testo e foto Alexa Capra, 28 luglio 2017
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